Scheda strategia didattica n. 04

 

Denominazione strategia 

Apprendimento basato su Problemi - Problem-Based Learning (PBL)

Concetti correlati

Apprendimento collaborativo, compiti autentici, lavoro in gruppo

Presupposto teorico

Costruttivismo sociale

Descrizione:

L’apprendimento basato su problemi (problem-based learning - PBL) parte dal presupposto che l’apprendimento avviene nell’ambito dell’ “interazione sociale”. A gruppi di studenti vengono presentati casi o problemi reali significativi, complessi e del mondo reale, che sono strutturati in modo tale da non prevedere un’unica risposta specifica corretta o un risultato prestabilito. Questi devono essere discussi, approfonditi e risolti all’interno del gruppo (Moore et al., 2001)

Si tratta di un processo di collaborazione durante il quale un gruppo di persone, partendo da un determinato problema, definisce e approfondisce un tema e lo discute insieme. (Colvin Clark & Mayer, 2003).

La strategia consiste in attività di apprendimento strutturate intorno a progetti da implementare, all’interno dei quali ci sono dei problemi da esplorare e risolvere. I contenuti oggetto dell’apprendimento vengono proposti induttivamente agli studenti, come strumenti necessari alla realizzazione del progetto o alla soluzione del problema.

L’insegnante propone ad un gruppo di studenti un “problema reale” e richiede di analizzarlo e risolverlo. Un “problema reale”, per essere didatticamente efficace, deve possedere le seguenti caratteristiche:

-          è complesso, non ha una risposta corretta o sbagliata;

-          è rilevante per gli studenti;

-          richiede la ricerca da parte degli studenti di una molteplicità di risorse, oltre a quelle indicate dall’insegnante (Moore et al., 2001).

La strategia didattica consiste nel fatto che l’insegnante non è la fonte delle informazioni/conoscenze necessarie a risolvere il problema. Anziché rispondere “corretto” o “sbagliato”, l’insegnante domanda “perché”, “cosa intendi dire”, “come fai a sapere che questo è corretto”.

All’inizio di un compito, l’insegnante presenta il problema, descrivendo la situazione ed eventualmente le possibili conseguenze di una determinata situazione, che può diventare problematica se una certa decisione viene presa o meno. Successivamente gli studenti iniziano a lavorare in piccoli gruppi in modo collaborativo.

Lavorare collaborativamente richiede dagli studenti di:

-          generare nuove idee o possibili soluzioni;

-          identificare le informazioni disponibili che siano correlate al problema;

-          individuare risorse da consultare;

-          assegnare compiti ai diversi componenti del gruppo;

-          proporre soluzioni.

La presentazione finale del compito da parte di ogni sotto gruppo di studenti può essere fatto attraverso la chat-room o attraverso un documento (file in word, powerpoint, ….) sul quale gli altri sottogruppi daranno un feedback.

 

Metodologia Seven-jump (Schmidt & Moust, 2000, citato in: Clark, R. C. & Mayer, R. E., 2003)

L’Università di Maastricht (Olanda) ha adottato il PBL in vari curriculum universitari e lo ha ampiamente analizzato e valutato. Piccoli gruppi di 8 a 10 studenti, senza alcuna preparazione preliminare, si incontrano con un tutor per discutere un problema come quello riportato nell’esempio. Nell’applicazione del PBL, è stato verificato che la massima efficacia è stata ottenuta nel lavorare con l’ausilio di un processo strutturato attorno ad un piccolo gruppo. Questo processo è stato chiamato “seven-jump” (“sette salti”). Dopo aver letto un caso o scenario, il processo di elaborazione nel gruppo segue la seguente sequenza:

1.      Chiarimento di termini e parole sconosciute o non comprese;

2.      Definizione del problema nel caso;

3.      Analisi del problema attraverso brainstorming e individuazione di diverse plausibili soluzioni;

4.      Analisi critica delle diverse soluzioni prodotte ed elaborazione di un bozza di lavoro/rapporto con una descrizione coerente del processo di soluzione;

5.      Definizione degli argomenti/temi oggetto dell’apprendimento;

6.      Prosecuzione attraverso auto-apprendimento per colmare le lacune individuate relativamente agli argomenti oggetto dell’apprendimento;

7.      Incontro con il gruppo, condivisione di quanto appreso, sviluppo della versione finale del rapporto.

 

In origine, il metodo seven-jump era stato sviluppato per essere svolto durante incontri di apprendimento in presenza; la sua struttura comunque permette di adattarlo per la collaborazione on-line con l’ausilio di alcuni strumenti informatici (chat, e-mail, forum). Nell’ambito di questa strategia collaborativa viene attribuita una certa enfasi al prodotto tangibile (la presentazione finale di una soluzione del problema posto).

Strumenti collaborativi che permettono di comunicare in sincronia risultano essere i più adatti per l’implementazione on-line.

Nel caso ideale, un piccolo gruppo di studenti si incontra per leggere insieme il problema o lo scenario da affrontare e poi segue il processo del seven-jump. Lo svolgimento del passo n° 3 (che coinvolge brainstorming) viene facilitato dall’utilizzo di un’interazione sincronica. I passi n° 1, 2, 4, 5 e 7 possono essere svolti anche in modo asincrono attraverso e-mail e/o forum di discussione.

 

Esempio di un problema utilizzato nel PBL (Clark, R. C. e Mayer, R. E., 2003):

La vita miserabile di uno stomaco:

Il protagonista della nostra storia è un camionista che lavora in turni e che fuma parecchio. Il suo stomaco ha sviluppato un ulcera gastrica e quindi il camionista ha smesso di fumare. Prende regolarmente i medicinali prescritti contro l’ulcera.

Durante un viaggio in autostrada in Inghilterra, il povero stomaco deve digerire un bel pranzo inglese. Dopo mezz’ora, il nostro camionista ha forti dolori addominali, svuota lo stomaco (vomita) e prende due compresse di aspirina. Un secondo attacco di vomito contiene tracce di sangue. Il camionista va al pronto soccorso dove viene effettuata una endoscopia. Risultato: a breve dovrà subire un intervento chirurgico allo stomaco.

Illustra il caso.                                                                                    

 

Applicazioni

Per la progettazione e la gestione di attività di apprendimento collaborativo su una varietà di contenuti ed obiettivi di apprendimento.  

Tecnologia

Forum , e-mail, chat, document management applications.

Software: http://belvedere.sourceforge.net/  Belvedere 4.1 è stato sviluppato per supportare scenari basati sul PBL e fornisce molteplici strumenti per la loro rappresentazione (tabelle e grafici). Il software in origine era stato sviluppato per sostenere gli studenti della scuola secondaria nello sviluppo del pensiero ed approccio critico.

Riferimenti bibliografici:

1.       Colvin Clark, R., Mayer R. E. (2003): e-learning and the science of instruction. San Francisco, John Wiley & sons, Inc.

2.       Delisle R, (1997), Use problem-based learning in the classroom, ASCD; Alexandria, Virginia.

3.       Fogarty R (1997): Problem-based Learning & other curriculm models for the multiple intelligence classroom. IRI/SkyLightArlington Heights, Illinois

4.       Henry, J., (1994), Teaching through projects. London, Kogan Page.

5.       Ip, A. & Naidu S. (2001). Experienced-based pedagogical designs for e-learning. In: Educational Technologies., vol 41, n. 5 pp. 53-58.

6.       Jonassen, D. H., Howland, J., Moore, J., Marra, R. M. (1999): Learning to solve problems with technology. A constructivist perspective. cap. 8, pp. 209-226: Learning in problem-based learning environments, New Jersey 07458, Pearson Education, Inc.

 

7.       Jonassen D. H. (2004), Learning to Solve Problems. A Guide for Developing Problem Solvers, Pfeiffer, a Wiley Imprint, Sam Francisco, CA

8.       Jones B. F, Rasmussen C. M., Moffit M. C, (1997, ed italiana 1999), Didattica per problemi reali. Rendere significativi gli apprendimenti, Erckson, Trento  

9.       Moore, G.S., Winograd, K., Lange, D. (2001): You can teach online, New York, McGraw Hill.

10.   Schmidt, H. G., & Moust, J. H. C. (2000). Factors affecting small-group tutorial learning: A review of research. In, D. H. Evensen & C. E. Hmelo (Eds.). Problem-based learning: A research perspective on learning interactions. New Jersey, Lawrence Erlbaum Associates.

11.   Schwartz, P. et al (2001), Problem-based Learning. London, Kogan Page.

12.   Stepien, W. J., Senn, P. R., Stepien W. C. (2000): The internet and problem-based learning. Developing solution through the web. Tucson, Zephir Press.

13.   Tiene, D. (2002). Exploring current issues in educational technology using a problem-based approach to instruction. In: Educational Technologies, vol 42, n. 1. pp. 14-22.

14.   Wilson, B. G. (Ed.). (1996). Constructivist Learning Environments: Case Studies in Instructional design. Educational technology Publications. Englewood Cliffs NJ.

 

 

 

 

 

Note

Esempi in:

http://www.uclan.ac.uk/facs/health/nursing/sonic/PBL.htm

http://score.rims.k12.ca.us/problearn.html

http://www.formazione.unipd.it/webodl/hypertele/hypermed/mdr03/fata/strumento.htm